“AMALIA” EPICA MODERNA ATTO I Scena prima (opera in tre atti di Ana Silvestre)

II pubblicazione

Date: 17 maggio 2021. Author: Lia Tommi Alessandria Today

ATTO I

Scena prima

Una stanza con una libreria, una scrivania con un computer, due poltrone, una finestra aperta, un paralume acceso su un tavolino. Si sentono le cicale. Dino guarda fuori dalla finestra, di schiena verso il pubblico.

Dino, Berta.

(Dino chiude la finestra , quindi le cicale si sentono a malapena. Fa qualche passo avanti e indietro, guarda la libreria, prende un libro e va a sedersi sulla poltrona che si trova di fianco al tavolino. Apre il libro, ma lo butta subito per terra. Si piega in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia, guardando nel vuoto. Si alza di scatto. Riflettore su Dino)

Dino:

(1)

a Beate voi, che cantate, oh cicale

b Vorrei cantare anch’io_ diletto!

a Alle cicale viene naturale

b Cantare senza sosta, per dispetto!

a Ahimè! Invidio questo animale!

b Zitte, che voglio andare a letto!

c Già, cantate perché guai non avete.

c Quando arriva l’inverno ridete!

(si spegne il riflettore)

Il mondo sta impazzendo, magari sì. Ma io non posso farci niente, quindi devo soltanto mantenere la calma, cercare di andare avanti come posso, senza alcun senso di colpa. Già! Proprio così!

(fa qualche passo, lentamente. Silenzio)

Ma Amalia vuole che mi senta in colpa! Lei vuole che io prenda le mie responsabilità! Ma quali responsabilità?

(ad alta voce) Sei una stronza! Una stronza!

(si sente bussare alla porta)

Chi è?

Voce di Berta: Sono io, tua sorella!

(Dino le apre la porta, che era chiusa a chiave. Berta entra nella stanza)

Berta: Ce l’hai con me? Non ti riconosco più. Sei cambiato, negli ultimi tempi…

Dino: Perché dovrei avercela con te?

Berta: Hai urlato “sei una stronza”, poc’anzi. Sei un ingrato, ecco cosa sei. Non mi piacciono questi tuoi nuovi modi. Una volta non parlavi così… e non ti chiudevi a chiave.

Dino: Ma che dici, Berta? Non ce l’ho con te. Parlavo da solo.

Berta: E urlavi anche da solo…

Dino. E urlavo anche da solo. Scusami se ti ho svegliata. Andrò anch’io a letto e cercherò di dormire.

Berta: Non ce la faccio a dormire neanch’io, con tutti i pensieri che ho per la testa. Quando non si lavora da più di sei anni, si pensa troppo. La disoccupazione provoca insonnia. Perché sei così agitato? Cosa c’è che ti turba così tanto, ultimamente? Una volta parlavamo, ma ora sei sempre più taciturno.

Dino: Sto bene, quindi non preoccuparti per me.

Berta: Urli alle due di notte, e dici che stai bene? Sono certa che c’entra la nostra amica.

Dino: Quale amica? Non sai cosa dici. Dai, Berta, vai a letto. Non ho urlato alle due di notte. È adesso l’una e mezza.

Berta: Sfotti pure, se ti fa piacere. Sai benissimo di chi parlo. Mi riferisco ad Amalia. Da un po’ che non viene più a trovarci. Faceva piacere anche a me quando si fermava a prendere il caffè con noi. È arrabbiata con te? Cosa le hai fatto?

Dino: Non puoi capire, quindi lascia perdere.

Berta: C’è qualcosa fra di voi? Dai, racconta, no?

Dino: No! Vai a letto e lasciami da solo con i miei tarli. Non ho voglia di parlarne. Buonanotte, Berta.

Berta: Come vuoi. Buonanotte.

(Si dirige verso la porta, ma vede qualcosa sulla scrivania e si ferma di colpo)

E quello cos’è?

Dino: Cosa?

(Berta prende le due albicocche che si trovano sulla scrivania)

Berta: Cosa fanno qui queste due albicocche?

Dino: Dici sempre che dovrei mangiare più frutta e verdura, no?

Berta: (annusandole) E sono pure profumate!

Dino: (togliendole dalle mani e spingendola verso la porta)
E sono anche molto gustose. Buonanotte ancora, Berta.

Berta: Aspetta! Perché mi butti fuori dal tuo studio?

Dino: Figurati se ti sto buttando fuori dal mio studio!

Berta: Invece sì! Mi prendi per scema ? Come fai ad avere, a fine estate, delle albicocche?

Dino: Comprandole?

Berta: Non credo che sia possibile trovarle neanche importate, caro.

Dino: Quindi?

Berta: Quindi dimmi tu qualcosa, no?

Dino: Avevo voglia di albicocche e le ho comprate. Punto.

Berta: Sono molto belle. Dove le hai comprate?

Dino: Mi sembra un interrogatorio, ciò che stai facendo.

Berta: Se io fossi un poliziotto, avrei iniziato a sospettare della tua agitazione.

Dino: Ma quale agitazione?! Suvvia, tra un po’ è l’alba e siamo qui a parlare di frutta!

Berta: Non sono neanche le due. Sediamoci e parliamo un attimo. Anche di frutta, se vuoi.
Tu hai bisogno di sfogarti, Dino.

Dino: No, io ho bisogno di andare a dormire. Domattina c’è una riunione importante, in redazione, quindi mi conviene riposare la testa.

Berta: Parla!

Dino: Oh, Berta! Tu non puoi capire niente di quello che sta succedendo! Non metterti anche tu in questa faccenda! Lasciami in pace!

Berta: No! Da qualche settimana che ti vedo agitato. Vieni a sederti. Ti porto qualcosa da bere.

(Berta esce dalla stanza. Dino va a sedersi dietro la scrivania, con la testa fra le mani)

Dino: Penserà che sono diventato matto!

(Berta rientra, con due bicchierini e una bottiglia)

Berta: Ecco cosa serve per farti rilassare un po’. (riempie i bicchierini)

Dino: Cos’è?

Berta: Il liquore di erbe che faccio io.

Dino: Ma io sono astemio!

Berta: Bevilo. Non morirai.

(Dino beve il liquore, con smorfie)

Dino: Non è male. Senti, Berta, vorrei parlarti di alcune cose, ma è un rischio.

Berta: Oddio! Per chi?

Dino: Per me, perché…

Berta: (allarmata) Potrebbero ucciderti? Sei nei guai?

Dino: No! Se vuoi che parli, devi stare zitta ed ascoltare, altrimenti auguriamoci la buonanotte e basta. Dicevo, rischio che mi prendi per scemo. Anzi, di più! Per matto!

Berta: Starò zitta, promesso. (mette una mano davanti alla bocca)

Dino: Dannato liquore, come fa sudare! (si asciuga la fronte)
Ebbene sì, sta succedendo qualcosa di molto strano, oltre tutti i brutti episodi di cronaca, sempre più spietati e incontrollabili. Il mondo vive ormai nel caos. La gente è disperata, si suicida, uccide, ruba! E cosa possiamo sperare dai nostri politici? Parole e fregature!
Berta, giura che non racconterai a nessuno quello che sto per raccontarti adesso.

Berta: Non credo sia necessario, ma se serve a farti stare più tranquillo… sì, lo giuro.

Dino: Bene. Sai che io non credo a… come posso dire… a cose, diciamo… paranormali…

Berta: (sedendosi) Mmm… interessante. Vai avanti.

Dino: Dicevo, beh, che non credo a questo tipo di cose, però poi arriva Amalia e…

(Berta si alza di scatto, con aria trionfante)

Berta: Sapevo che c’entrava Amalia!

Dino: Ma stai seduta, per piacere! Non fare queste scene teatrali, per cortesia!

(Berta si siede, ancora con la stessa aria trionfante di prima)

Dino: Arriva Amalia e mi costringe a credere a queste cose! Mi costringe perché mi porta le prove che queste cose esistono!

Berta: Cioè?

Dino: ‘E iniziato tutto qualche settimana fa.

(riflettore su Dino , che si alza e apre la finestra. Si sentono di nuovo le cicale)

(2)

a Non mi resta che raccontare tutto,

b Come nasconderti questo tormento?

a Che storia assurda, dietro quel frutto!

b Colpa mia, non sono stato attento.

a Berta, sapessi quanto son distrutto!

b Sono come un brandello al vento!

c Senti con attenzione questa storia

Uc Che per ora è folle, senza gloria…

Pubblicato da Francesca Parrilla

Promoter culturale e attrice

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