“AMALIA” EPICA MODERNA ATTO I Scena quarta (Opera in tre atti di Ana Silvestre)

Scena quarta

Nuvola di fumo, colorata con le tinte dell’alba. Si intravedono le sagome di alcuni alberi.

Amalia, Oreste.

voce di Dino:

(7)

a Un’alba di vermiglia tonalità

b Ci voleva proprio come contorno!

a Mi sembra più sogno che mera realtà!

b Sorgi, sole! Fai nascere ‘sto giorno!

a Non accada mai una fatalità!

b Cammino tanto ma a capo torno!

c Quella nebbia pare un labirinto.

c Incredibile. Ne sono avvinto.

(Amalia cammina in mezzo alla nebbia, guardandosi intorno)

Amalia: Chi mi chiamava, un attimo fa? Si faccia avanti chi vuole prendersi gioco di me! (si ferma con le mani appoggiate sui fianchi)

Oreste: Amalia! Eccoti qui!

(Amalia guarda da tutte le parti, sbalordita)

Amalia: Dove sei? Chi sei?

(Si vede un orso bianco camminare verso Amalia. Lei si spaventa e cade a terra. L’orso le va sempre più vicino e pian piano si alza in piedi. Si vedono le forme di un corpo umano, coperto con la pelliccia di un orso bianco. Tende una mano ad Amalia)

Oreste: Alzati, Amalia.

(Amalia le dà la mano e, con un movimento lento, si alza, fissando Oreste. Si guardano negli occhi. Oreste prende il viso di Amalia fra le mani, la accarezza, le si avvicina e la bacia sulle labbra, con delicatezza)

Oreste: Sono felice di averti qui.

Amalia: Chi sei?

Oreste: Sono Oreste.

Amalia: E tu chi sei, Oreste? Un nome vale ben poco e non spiega niente.

Oreste: Col tempo capirai chi sono. E ti aiuterò a capire chi sei.

Amalia: Ma io so già chi sono.

Oreste: E chi sei, allora?

Amalia: Sono Amalia, ho 34 anni, vivo ad Alessandria e lavoro come fotografa freelancer.

Oreste: Vedi che non sai chi sei? Quello che dici di essere, ce l’hai anche scritto sui documenti. Ti guardi allo specchio e sai che quella donna che vedi lì riflessa sei tu. Riconosci la tua immagine, riconosci le cose che ti appartengono. Però tu, Amalia, chi sei?

Amalia: A volte sento di essere soltanto energia e niente altro. Energia che genera energia, senza un senso. Magari una fonte di energia inutile.

Oreste. L’energia crea movimento! L’energia è azione e reazione! L’azione crea energia! Tu sei energia che crea movimento. Sei Amalia, che crea energia! Magnifico!

Amalia: Sarà. Mi sento un po’ confusa. Tu prima eri un orso, ora sei una bella donna coperta con la sua pelliccia. Su questo terreno non c’è niente, ne sono certa, però ora vedo degli alberi. Cosa sta succedendo?

(Aumenta sempre di più la luce dell’alba. Ora gli alberi si vedono bene. Sono tutti alberi da frutto, che formano un bellissimo frutteto. Intorno al frutteto c’è una siepe di meli a spalliera, in fiore)

Oreste: Oh, Amalia! Ci sono tante cose da spiegarti! Un po’ alla volta capirai tutto quanto. Se ti spiego tutto adesso, in un colpo solo, penserai che si tratti tutto di un sogno. Dobbiamo sbrigarci a fare un po’ di cose. Alcune spiegazioni verranno da sé.

Amalia: Dobbiamo sbrigarci a fare cosa? Niente di tutto ciò che i miei occhi stanno vedendo adesso corrisponde alla realtà.

Oreste: Tutta la realtà, anzi tutte le realtà, possono cambiare in un secondo, sostituendo quelle precedenti. Per ciò è così difficile appurare la verità delle cose. Le prove, ovvero la realtà dei fatti, sono in continua mutazione.

Amalia: Sei una filosofa, e le tue osservazioni non fanno una piega. Dov’è Dino? (chiamandolo) Dinooo!

Oreste: Non ti può sentire. E lui non riesce a vedere quello che stai vedendo tu.

Amalia: Perché no?

Oreste: Non ha gli occhi per vedere.

Amalia: Non capisco più niente. Anzi, magari non ho capito niente fin dall’inizio. Dunque… ti chiami Oreste, sei una filosofa, ti trasformi in orso, vivi in un frutteto che esiste ma non esiste…

Oreste: Io non vivo qui. Sono di passaggio.

Amalia: Da dove arrivi, allora? Da un altro pianeta?

Oreste: Potrei.

Amalia: Mezze risposte.

Oreste. Domande generiche. Chi sei, da dove arrivi… Bisogna cercare sempre le domande giuste da fare, non le risposte.

Amalia: Cosa sei venuta a fare qui?

Oreste: Sono qui per te.

Amalia: Addirittura.

Oreste: Sono qui per te.

(Amalia cammina avanti e indietro. Si ferma, mette le mani sui fianchi e fissa Oreste)

Amalia: Cosa sei venuta a fare qui?

Oreste: Sono qui per te.

Amalia: E basta! Dammi qualche risposta più soddisfacente! Basta con le risposte ermetiche!

Oreste: Cosa pensi di tutto quello che sta succedendo in questo mondo?

Amalia: Penso che le conseguenze non potrebbero essere diverse.

Oreste: Conseguenze di cosa?

Amalia: Dell’egoismo di tutti, in poche parole. E della mancanza di coscienza.

Oreste: Coscienza di cosa?

Amalia: Del valore e della bellezza della vita, di tutte le vite. Dell’importanza della vita in sé.

Oreste: Credi che le cose possono cambiare cambiando i politici, o le ideologie dominanti?

Amalia: No. E non abbiamo neanche il tempo per cambiare il mondo educando le future generazioni in modo diverso. Ci vuole qualcosa di più. Oserei dire un miracolo.

Oreste: Quindi non abbiamo abbastanza tempo.

Amalia: A volte temo di no.

Oreste: Sta nascendo il sole. Meravigliosa giornata per dare inizio alla nostra altrettanto meravigliosa missione. Sono il tuo aiuto miracoloso.

(Oreste esce di scena, il frutteto svanisce)

voce di Dino:

(8)

a In un campo di rovi e gramigna

b Si svolge la drammatica vicenda.

a Che la fortuna non ti sia matrigna!

b Che non trovi una bestia orrenda!

a In giro c’è gente assai maligna!

b La mia vendetta quindi si attenda!

c Ho nel mio cuore un grande timore

c Di perderla fra i rovi senza more.

Pubblicato da Francesca Parrilla

Promoter culturale e attrice

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