“AMALIA” EPICA MODERNA ATTO III Scena quarta (Opera in tre atti di Ana Silvestre)

Scena quarta

Il frutteto.

Oreste, Amalia.

voce di Dino:

(31)

a Oreste, ché immensamente scaltra

b Esamima le regole decise

a E poi ne aggiunge anche un’altra.

b Servono regole molto precise

a Per cambiare la gente egolatra.

b Regole non da tutti condivise,

c Però è necessario precisare

c Che Amalia non si farà votare…

(Oreste è sdraiata sulla coperta, leggendo l’annuncio di Amalia, a bassa voce. Amalia la osserva, seduta accanto)

Oreste: Molto bene, Amalia. Anche questa è fatta. Ho una sola cosa da dire.

Amalia: C’è qualcosa che non ti piace?

Oreste: No no! Niente affatto! L’unica osservazione che faccio riguarda il numero di regole. Sono dieci.

Amalia: Capisco e so dove vuoi arrivare.

Oreste: Aggiungine ancora una , a scanso di equivoci.

Amalia: Va bene. Lo farò.

Oreste: Quando?

Amalia: Dammi il tempo per ragionarci un po’. Qualche ora.

Oreste: Vieni qui. (la tira verso sé e la fa sdraiare a pancia in su) Ma dimmi un po’… chi governerà quel popolo?

Amalia: Non lo so. In realtà non mi sono neanche fatta quella domanda. Non voglio che ci siano dei politici, o ideologie politiche, quello è sicuro. È necessario che qualcuno governi questo popolo? Forse no.

Oreste: Ti sbagli, cara Amalia. Il popolo, qualunque popolo, ha bisogno di chi lo guidi, di un capo che sappia sempre cosa fare. Il popolo è come un bambino piccolo, che ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui, che gli insegni a vivere. Le nuove regole della vita le hai dettate tu, quindi prenditi cura di questo popolo.

Amalia: Non voglio il ruolo di capo-popolo!

Oreste: Se me lo permetti, la regola numero undici la detto io. (prende una penna e scrive)
Quindi, regola numero undici: Non ci sarà alcun partito politico e ogni ideologia politica è vietata. Governerà un solo capo l’intero popolo, e quel capo sarò io, e dopo me la mia stirpe.

(Amalia si alza di scatto)

Amalia: Alt! Non riuscirei mai a governare miliardi di individui! Non capisci l’assurdità della cosa?

Oreste: Ah ah ah! Secondo te quanti miliardi di individui ci saranno da governare, eh?
Sappi che non arriveranno neanche ad un paio di miliardi, essendo già esageratamente ottimiste.

Amalia: Ma se ora siamo già quasi a sette miliardi e mezzo di abitanti!

Oreste: Ma saranno così tante le persone disposte a vivere secondo queste regole? Sono regole giuste, ma le vorranno tutti? Senza parlare degli anziani che preferiscono aspettare la morte e basta. E quelli sono diventati tanti.
Quasi un miliardo è composto dagli ultimi. Restano quindi gli altri sei miliardi. Se una persona su sei decide di passare attraverso la porta temporale, la tua missione batterà il record.

Amalia: Perché, qualcuno ha già fatto in passato quel che sto facendo io ora?

Oreste: Aspetta, guardiamo prima le ragioni per cui solo una piccola parte dell’umanità deciderà di lasciare questo mondo, questa epoca. Dunque… (guarda il quaderno)
“Regola numero uno: Vivere in simbiosi con la natura, mettendo la sua preservazione al primo posto, in ogni progetto, in ogni azione, in ogni fine.”

Amalia: Esatto.

Oreste: La maggior parte della gente non si preoccupa della natura, dell’ambiente. Per sentirsi felice, benché per brevi spazi di tempo, consuma, colleziona oggetti, mangia più di quanto ne abbia bisogno. Non c’è tempo per cambiare queste abitudini. Non dare per scontato che possa seguire spontaneamente i ragionamenti logici che fai tu.
“Regola numero due: Non ci saranno né armi né alcuna guerra. Mai.” L’uomo è ancora prevalentemente malvagio e violento. Non sottovalutare l’enorme numero di persone che non vuole mischiarsi con altre di colore diverso, cultura diversa, ecc. Senza parlare di quelle che, non sapendo usare le parole, preferiscono usare le armi, per farsi capire . Mi segui?

Amalia: Ti seguo. Ineccepibile, ciò che dici. Ti dico io la prossima regola. “Regola numero tre: Tutti hanno il diritto di vivere dignitosamente, ovvero avere un’occupazione, una casa e acqua e cibo in quantità e qualità.”

Oreste: Mah… questa potrebbe piacere a tutti.

Amalia: “Regola numero quattro: Tutti, uomini e donne, hanno diritto all’istruzione e alla cultura. Ogni bambino/a verrà aiutato a sviluppare le propria capacità e indirizzato secondo la propria vocazione.”

Oreste: Eeeeh.. (si dondola la testa)

Amalia: Non vedo dove ci sia qualcosa di strano, in questa regola.

Oreste: In questa regola non c’è niente di strano, anzi. Il problema non è la regola, bensì le culture in cui le donne vengono escluse sia dall’istruzione che dalla cultura. Quindi, anche qui, non dare certe cose per scontate. Non tutti vogliono vivere in un mondo così.
Le donne che vorranno liberarsi da queste catene culturali verranno aiutate ad arrivare ad Alessandria. Ma ti assicuro che saranno tante quelle che decideranno di non andare via.
Qualcuno, poi, per la paura di palesare la propria ignoranza, preferirà vivere in mezzo ai suoi simili. Ricordati che non hai il tempo di cambiare lo stato delle cose.

Amalia: Le sai tutte, tu!

Oreste: Certo. Cosa sto qui a fare, sennò? Avanti la prossima. “Regola numero cinque: Non esisteranno né fabbriche, né coltivazioni intensive, né allevamenti in batteria, producendo soltanto ciò che viene consumato, senza sprechi.”
Ahia, tocchi dei nervi scoperti!

Amalia: Cioè?

Oreste: Se levi quelle cose dal mondo, fai tremare sia i comunisti, sia i capitalisti. Sei una donna intelligente, quindi capirai perché la cosa non faccia piacere neanche ai primi. Ai secondi il motivo è palese.

(breve pausa. Amalia è riflessiva)

Amalia: Hai pienamente ragione! Mi sa che alcuni preferirebbero andare a vivere nella Corea del Nord.

Oreste: Vedi che sai ragionare senza difetto? Brava!

Amalia: “Regola numero sei: Tutta l’energia usata dovrà essere pulita.”.
Mi rispondo da sola con i ragionamenti fatti per la regola anteriore.

Oreste: Occhio, potresti superare la tua maestra! “Regola numero sette: Sono vietate tutte le religioni, ma permesse le pratiche gnostiche. Ognuno può avere una fede, purché la viva per sé.” Con questa hai già eliminato praticamente tre persone su sei!

Amalia: Che aspettino qui dei miracoli, allora! “Regola numero otto: Ognuno sceglie il proprio lavoro in base alla propria vocazione.”

Oreste: Be’, qualcuno magari preferirebbe non avere vocazione per cosa alcuna, piuttosto che dover lavorare. I parassiti esistono, eccome se esistono.

Amalia: “Regola numero nove: Tutti devono avere tempo da dedicare a se stessi e alla propria famiglia.”

Oreste: C’è un sacco di gente che non lo fa adesso semplicemente perché non vuole. Preferisce sciupare il proprio tempo dietro inutilità alla moda.

Amalia: Vorrei contraddirti, ma hai ragione. “Regola numero dieci: Tutti sono tenuti a collaborare alla pulizia della terra e smantellare ogni scempio creato dall’uomo.”

Oreste: E dove metti quelli che dietro al “pago le tasse” non raccoglie neanche il bisognino del proprio Fido? Figuriamoci smantellare una fabbrica!

(buio)

voce di Dino:

(32)

a Ah, queste regole sono umane

b Ma sfiorano forse quelle divine!

a Candide come vere porcellane

b Come il mare sono cristalline.

a Arriveranno a terre lontane,

b Laddove il mondo ha una fine.

c La partenza non è obbligatoria,

c Però chi parte farà sì la storia!

Pubblicato da Francesca Parrilla

Promoter culturale e attrice

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