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“Quello che doveva accadere”


arazzo di Giovanni Gaggia esposto nella sala del Museo Omero

Un intervento personale a più voci di Giovanni Gaggia
a cura di Stefano Verri
dal 27 dicembre 2020
Museo Tattile Statale Omero

L’arte come archivio di memorie civili.
Di Stefano Verri

Ancona e la Mole Vanvitelliana rappresentano il luogo simbolo in cui Giovanni Gaggia ha deciso di concludere un lavoro che lo ha impegnato per dieci anni: una riflessione sul legame tra arte e memoria.
Una meditazione intima e personale sulla funzione civile, sociale e politica dell’azione creativa che si sviluppa ed evolve in un lungo arco di tempo con numerose azioni performative. Questo processo trova compimento a quarant’anni dalla strage di Ustica, nella città della famiglia Davanzali, armatori e azionisti di maggioranza di Itavia il cui DC-9 fu abbattuto il 27 giugno del 1980 da un missile in tempo di pace. Una tragedia che causò ottantuno vittime cambiando la sorte di molte famiglie e lasciandosi dietro uno strascico di segreti e di dolore.

Un ciclo di opere che comincia nel 2010, quando Giovanni Gaggia, durante una visita al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna che ospita la prodigiosa installazione di Christian Boltanski (n.1944), decide di disegnare gli oggetti che l’artista francese aveva chiuso nelle 9 casse sistemate attorno alla carlinga dell’aereo e pubblicato nella “Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870”; una straordinaria operazione di sensibilizzazione civile volta alla ricerca della verità.
Gaggia con un segno denso, stratificato e nervoso ripropone questi oggetti ricostruendoli attorno a macchie ematiche, dando vita all’opera “Sanguinis Suavitas”, in cui questo elemento primordiale, lungi dall’essere presagio o simbolo di morte, rappresenta una “memoria viva”, generata “seguendo l’idea che l’impronta di sangue racconti la vita” (MOCHI SISMONDI: 2021).

Nel 2015 nasce a Palermo il primo arazzo su cui Gaggia ricama “Quello che doveva accadere” – frase che Daria Bonfietti (presidente dell’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica), suggerì all’artista durante il loro primo incontro davanti all’installazione di Boltanski – lasciando in sospeso l’ultima lettera. La ‘e’ finale è stata ricamata nello stesso anno a Bologna, nel corso di una seconda performance, ma con un filo più sottile simbolo di una storia inconclusa, di una labile verità che era ancora da trovare.
A Palermo l’artista completa l’azione con ottantuno multipli, uno a ricordo di ogni vittima, donati in favore di altrettante testimonianze che i visitatori hanno apposto su un taccuino.

Nel 2016 Gaggia incontra per la prima volta le figlie di Aldo Davanzali, progettando una nuova azione performativa.
All’alba del 9 giugno dell’anno successivo, sotto l’Arco di Traiano, rivolto verso la darsena che fino a qualche anno prima ospitava i due rimorchiatori dell’Itavia, l’artista conclude idealmente il suo ricamo ed assieme a Luisa e Tiziana Davanzali lo ripiega e lo ripone. Ciascuno, nella memoria, si riappacifica con la Storia.

A quest’ultimo ricamo si lega concettualmente l’opera realizzata in occasione del quarantennale perché possa rimanere stabilmente al Museo Tattile Statale Omero e nella città di Ancona come atto performativo finale di un ciclo, ma soprattutto come contributo permanente ad una “memoria viva”.
In questo arazzo la frase/titolo “QUELLO CHE DOVEVA ACCADERE” viene scritta in Braille. L’opera nella sua interezza si apre simbolicamente ai sensi, le sue forme e il suo messaggio diventano pienamente esperibili attraverso il tatto con la possibilità di poterne ripercorrere i rilievi, attraverso l’udito stimolato da trentasei contributi offerti da altrettante persone attive nel mondo dell’arte e della cultura italiana. Un archivio visivo e sonoro senza barriere, totalmente accessibile, in cui trentasei voci propongono la propria personale riflessione sul rapporto tra arte e memoria.

Un percorso intimo, tassellato di opere e di azioni indipendenti ma al contempo legate, che si sviluppa nella lentezza e nella processualità del disegno prima e del ricamo poi, trasformando l’azione artistica in un concreto atto di meditazione, in cui i fatti sublimano, e sfumando sul piano della Storia, danno la giusta evidenza alla pluralità delle storie, delle voci, delle vite e soprattutto, dei sentimenti.

Quella di Gaggia è come abbiamo detto, una riflessione sull’arte e sul concetto di “memoria civile” che l’arte, come monumento, è chiamata a mantenere viva nella collettività, creando attraverso l’opera, un processo di intermediazione tra gli aspetti fattuali e quelli emotivi. Gaggia intraprende, quindi, un percorso di conoscenza in cui investiga e raccoglie testimonianze, in cui giustappone e rielabora elementi – parafrasando un pensiero di Foster (FOSTER, 2004, 21) a proposito dell'”archival art” – non con la volontà di raggiungere una totalità ma con l’intento di creare delle relazioni.
Sulla pretesa oggettività della storia vince la necessaria soggettività dell’artista. Ciò che è fondamentale in questo processo è la progressiva dilatazione delle prospettive e della capacità di impatto del pensiero artistico e dell’opera.
Il “cittadino-artista”, come lo definisce Daria Bonfietti (RIBAUDO: 2016, 5) – mantenendo sempre in filigrana la memoria dei fatti, il rispetto per le vittime e soprattutto la ricerca della verità – espande progressivamente il proprio campo d’azione dal particolare (il disegnare gli oggetti del 2010) all’universale (il coinvolgimento del pubblico nel 2015 e l’installazione sonora a più voci nel 2020), dal politico (la ricerca della verità sui fatti) all’epico (il ruolo dell’arte nella trasmissione della memoria collettiva).

L’ultimo “gesto”, il finale di questo decennale percorso di crescita artistica e umana, è stato quello di chiudere il grande ricamo in un tubo di metallo con il titolo sovrimpresso in caratteri Braille a imperitura memoria di “QUELLO CHE DOVEVA ACCADERE.”.

MOCHI SISMONDI, Alessandro, 2021, Conversazione con Giovanni Gaggia, in “Il segno di Ustica. L’eccezionale percorso artistico nato dalla battaglia per la verità”, Cue press, Imola.

FOSTER, Hall, 2004, An Archival Impulse, in «October» 2004, ottobre, n. 110.

RIBAUDO, Serena, “L’arte e la memoria”, Giovanni Gaggia. INVENTARIUM, Maretti, Imola 2016.

Contributi sonori

Un archivio permanente ed in continuo aggiornamento, in risposta a questa domanda dell’autore: “Analizziamo i termini Tempo e Giustizia in relazione a questa tragica vicenda, inoltre, se lo è stato, che valore ha l’aver affidato la memoria all’arte?”
Ascolta la domanda fatta da Giovanni Gaggia

La parola alle voci:

Il mare è speranza. Il mare è rabbia. Il mare è un mistero che trattiene tutte le sue verità, le nasconde sapendo che poi, in un qualsiasi momento, potrà e saprà restituirle a chi sa attendere e ascoltare. Il mare prende, ma sa dare. Sempre. Il mare ha una sua voce intensa che aspetta le onde per essere condotta a riva riportando e accompagnando con sé tutte quelle storie che nel blu profondo sono state assorbite e custodite.
Il mare è memoria di vicende che qualcuno vorrebbe cancellare o dimenticare, di esistenze interrotte, di tragedie scontate e subite, ma anche di speranze che possono riaffiorare, di conquiste da ottenere, di sogni da realizzare. Il mare è passato e pure futuro. Ieri come oggi il suo fraseggio ha accompagnato le vicissitudini umane. È stato confine, barriera, limite, così come è diventato soglia, ponte, passaggio, rotta, scoperta.
I racconti del mare, nella cronaca che conosciamo, passata e presente, ci accompagnano all’attesa di chi, guardando l’orizzonte aspetta la verità, aspetta un riscontro, vuole giustizia, pretende che nulla sia lasciato cadere nell’oblio. Aspetta sulla riva e coglie, onda dopo onda, la voce di anime disperse, di affetti rubati, di sentimenti interrotti. Guarda il mare che, con la sua maestosità incommensurabile, protegge l’innocenza di quelle anime offese. In fondo all’orizzonte si può sempre aggrappare il grido della speranza di che vuole una giustizia, vera e non di comodo.
Se molti uomini vedono e attendono, superstiti di tragedie subite, l’artista è, tra loro, il demiurgo: uomo tra gli uomini lui vede oltre, sente, intuisce, capisce, osa e agisce. Concepisce allora un’opera che diventa un universo accogliente per le vittime e per i giusti che le difendono, richiama la collettività e le consegna un “monumento”. Qualcosa che è fatto per “rimanere”.
Con questo ci coinvolge con tutti i sensi, ci richiama e impegna come collettività, ci riporta a condividere a preservare e a non dimenticare. Cattura intenzioni, ricordi, memorie, testimonianze perché mai nulla potrà essere perduto, mai nulla potrà essere dimenticato. Ci invita sulla riva ad ascoltare le onde e le loro parole. Ci spinge a guardare l’orizzonte. Ritorniamo a lui, al mare. Non solo risorsa e spazio di libertà, ma anche scrigno di corpi innocenti, di stragi che la storia, nei suoi capitoli, tragicamente vede scritte e riscritte.
Sa, l’artista, far corrispondere il passato nel presente, perché quello che è stato non sia mai trascurato e abbandonato e perché la giustizia non affondi con la speranza della sua stessa – giusta – affermazione. Bisogna mettersi in gioco, con tutti noi stessi affinché nulla sia lasciato invano e nulla si perpetui nuovamente.
Allora, come oggi.
Matteo Galbiati

IL GRIDO DELLO SPORT: VOGLIAMO RIAPRIRE, VOGLIAMO RISTORI!!! CON UISP

13 aprile 2021 Author: Lia Tommi       

  “VOGLIAMO RIAPRIRE, VOGLIAMO RISTORI”La UISP Comitato Territoriale di Alessandria, insieme alle società affiliate, nei giorni di sabato 17 e 24 Aprile p.v dalle ore 17 alle ore 18 in Piazza Marconi-Alessandria, daranno vita ad un flash mob “silenzioso” per dimostrare che la disciplina e il rispetto delle regole passano dal mondo sportivo.L’iniziativa “IL GRIDO DELLO SPORT- SPORT IN REGOLA – CONTRO LE REGOLE”, che si svolge contemporaneamente in tutto il Piemonte, vuole essere un momento di protesta e sensibilizzazione contro la mancanza di risposte certe che il mondo dello Sport denuncia: nessuna pianificazione delle riaperture, sostegni assenti e largamente insufficienti e tardivi.Si occupano spazi pubblici per svolgere quell’attività fisica che per molti è diritto al lavoro e diritto alla salute per tutti.Vi invitiamo numerosi.

“Desgrazzi di Giovannin Bongé” Poesia in dialetto milanese di Carlo Porta. Recitata da Carlo Scotti

https://wp.me/pbMBV7-3G

Chi siete? Che mestier fate? In dove andé? Dicete!

Sono queste le domande perentorie che si sente rivolgere Givanin B dal capo della ronda nella quale incappa a tarda sera, tornando dal lavoro, “sloffi e stracch come on asen de bottia” cioè stanco e abbacchiato come un asino da lavoro.

Capita a tutti, specie di questi tempi di pandemia, di incappare in un posto di blocco e di sentirci rivolgere le stesse domande, alle quali siamo preparati anche con autocertificazione, ma che tutto sommato preferiremmo non sentirle. Eppure i gendarmi che ci fermano sono al nostro servizio, sono gentili e professionali, se ci sanzionano è perché l’abbiamo fatta proprio grossa.

Non proprio così stanno le cose per il povero Giovannin Bongè.

Ma chi è G.B.?

E’ il protagonista di una delle più belle poesie in dialetto milanese di Carlo Porta, veramente un grande poeta, vissuto a Milano dal 1775 al 1821; anni in gran parte passati sotto la dominazione austriaca. Le vicissitudini descritte in questa poesia sono da collocare nel periodo della occupazione napoloeonica, quando cioè dominavano questi “prepontentoni de francess”. E Giovannin sembra nato per essere vittima delle prepotenze altrui. “I batost son semper pront come la tavola de l’ost!”

Al primo contatto con la ronda reagisce sdegnosamente e li manda a quel paese “son galantom, fo il cavalier e vivi d’entrada, e mò!?”. Ma quando entra in scena il grande capo “el respetor senz’olter” che lo interroga “in nomo della legge” capisce che gli conviene rispondere senza arroganza e fornisce tutte le informazioni richieste che comprendono, l’indirizzo preciso di casa, l’isolato, il numero civico, il piano dell’abitazione.

Giovannin capirà a sue spese che non ha messo in gioco solo la sua privacy ma la sua onorabilità: al rientro troverà sulla soglia di casa il gendarme che l’ha interrogato il quale si sta aggiustando il cinturone e la sciabola, completando il quadro con espliciti riferimenti alle bellezze della moglie: “voter famme è tres jolì e me plè.” Giovannin vorrebbe reagire con coraggio e determinazione, ma non sortisce altro effetto se non quello di buscarle di santa ragione.

Carlo Porta ha sempre manifestato la sua forte antipatia con la sua corrosiva e irridente poesia, verso i potenti, i nobili e gli sfruttatoriin generale; qui con ironia e con un tratto poetico potente denuncia quello che è il destino amaro degli umili e degli onesti: soccombere sempre.

Sandi Renko espone a Brescia

All’inizio degli anni Settanta si trasferisce a Padova dove apre uno studio di design, comunicazione visiva e art direction, collaborando con aziende leader nel settore del mobile e dei complementi d’arredo.

A Padova conosce Edoardo Landi e, stimolato dal contesto artistico e intellettuale che risente ancora delle esperienze dell’arte cinetica e programmata del gruppo N, partecipa a collettive, happenings ed eventi estemporanei. Va consolidando l’affinità con l’arte programmata e l’optical art, e definisce così il suo linguaggio artistico e la sua personale tecnica.

Negli anni continua a progettare in parallelo design e arte con uguale rigore e metodo, con creazioni di grande pulizia ed equilibrio in entrambi i campi. Incoraggiato da Alberto Biasi intensifica la produzione artistica ed espone con regolarità, in collettive assieme a Sara Campesan, Franco Costalonga, Jorrit Tornquist e altri e in numerose personali in Italia, Slovenia, Austria.

Vive e lavora fra Padova e Trieste; amante degli spazi silenziosi e degli orizzonti aperti li ricerca salendo in montagna o traversando i mari in barca a vela.

Sandi Renko was born in Trieste in 1949, of Italian-Slovenian origin.

He starts his art practice at the local Nordio Arts Institute, where his teachers are the sculptor Ugo Carà, the designer Marcello Siard, and Miela Reina and Enzo Cogno, young representatives of the avant-garde art in Trieste.

In the early Seventies Renko moves to Padua to establish a studio in interior design, visual communication and art direction. He works for leader companies in the production of furniture, lighting and objects.

In Padua he meets Edoardo Landi. Inspired by the artistic and intellectual context marked by the Gruppo N experiences in Kinetic and Programmed Art, he participates in collective shows, happenings and events, strengthening his affinity for Programmed and Optical Art, thus defining his artistic language and his personal technique.

In the course of time he devotes himself to design and art with equal precision and method, with creations of great elegance and balance in both fields. Supported by Alberto Biasi he intensifies his art production and exhibits it in group shows with Sara Campesan, Franco Costalonga, and Jorrit Tornquist and in several individual expositions in Italy, Slovenia, Austria.

Renko lives and works between Padua and Trieste; lover of silent spaces and open horizons, he seeks them by ascending the mountains or sailing across the seas.

IL CATALOGO DELLA MOSTRA “VITTORIA ALATA, musa contemporanea “ è in vendita su http://www.colossilab.com
brescia #vittoriaalata #brescia #arte Artisti

ARTE ED EMOZIONE NEI “CUORI” DI FABIO GAGLIARDI

Mi chiamo Fabio Gagliardi sono nato nel 1962 e vivo ad Alessandria .
Dal 1987 ho iniziato ad interessarmi di Poesia , Fotografia e Arte
partecipando a mostre personali e collettive , concorsi con l’Associazione Fotografica e scrivendo articoli su giornali cittadini . Dal 2013 fotografo per cortometraggi spettacoli teatrali , musical Dal 2017 espongo presso lo Studio d’Arte 102 accanto alle opere del maestro Ugo Nespolo . Nel 2018 l’AIDO provinciale ha regalato una mia opera CON IL CUORE a PAPA Francesco Da anni sperimento la digital Art , le immagini Iperrealistiche I miei Cuori : un desiderio di osservarli e ricrearli attraverso i miei occhi e la mia sensibilita’ . Fermatevi a guardare : potrete tuffarvi nei colori ed emozioni di quelli fotografati in giro per l’Europa , meteore che dallo spazio dell’Anima si tuffano e si trasformano per cadere nei vostri occhi curiosi .
Fabio Gagliardi


mail: fabio_gagliardi@libero.it
fabiogagliardiart@libero.it

26 maggio 2021

I bellissimi cuori di Fabio Gagliardi

Tanta emozione nel guardarli esposti ed altrettanta emozione nell ‘indossare la t-shirt con i cuori stampati.

Teo & Bia in Alessandria

Negozio di cibi biologici

🔊COSA C’È VERAMENTE NELLA NOSTRA CREMA ALLA NOCCIOLA?🔊
-ingrediente n.2: FAMIGLIA
Niente è più meraviglioso di una famiglia unita da uno scopo comune.
Che sia l’organizzazione del pranzo di Natale o una piccola realtà come la nostra, le difficoltà vengono sconfitte dall’unione delle persone e il tempo investito non è mai perso.
Teo&Bia, il nome del negozio dove produciamo la crema alla nocciola, non sono nient’altro che i diminutivi di Matteo e Beatrice, i figli di Monica e Beppe titolari dell’azienda.
Nel vasetto troverete tutto ciò che di bello può offrire una famiglia: coerenza, sicurezza e sapore di casa.
Scopri gli altri ingredienti qui👇
https://www.teoebia.com/it/i-3-veri-ingredienti-di-teobia/

ABBRACCIATI NEL TUNNEL Lettere d’amore ai tempi del Covid di Alessandra Baraldi Telesca

ABBRACCIATI NEL TUNNEL Lettere d’amore ai tempi del Covid di Alessandra Baraldi Telesca

Domenica 13 settembre alle ore 17.00 presso la SOMS del rione Cristo di Alessandria – Corso Acqui 158, (nel rispetto della normativa vigente sul distanziamento sociale contro la diffusione del Covid-19), Sandra e Franco TELESCA intervistati da Fabio Gagliardi e Franco Galliani presentano il libro “ABBRACCIATI NEL TUNNEL Lettere d’amore ai tempi del Covid “.


Il libro tratta dell’aspetto più devastante, del COVID-19 è cioè l’allontanamento immediato tra il malato e le persone amate.
Il ricavato della vendita del libro sarà devoluto a scopo benefico.
“Quello che leggerete nel libro e’ la disperazione che puo’ colpire una donna innamorata quando si vede portar via la sua ragione di vita . Un’attesa lunga 35 giorni , i piu’ lunghi della mia vita , fatta di lacrime e gioia , pieni di paure e angosce alleviate dall’affetto di innumerevoli amici , conoscenti , familiari e vicini di casa . Io e Franco abbiamo ritenuto che fosse giusto far sapere quanto puo’ fare di miracoloso l’amore” – Sandra Telesca


Franco TELESCA
Juniores di hockey, allenatore di calcio e maestro di carattere per alcuni fortunati. Ha servito aperitivi e buon vino per 40 anni mescolando saggezza e voglia di combattere . Ha coltivato il suo amore per Sandra con carattere e rigore sino alla sua partita del Cuore che ha vinto

Guarda “C’È ANCORA UNO SPETTACOLO ” su YouTube

27 marzo Giornata mondiale del Teatro, istituita a Vienna nel 1962!!!!

In attesa della riapertura!!

Giornata mondiale del Teatro…. buio e vuoto!!!

Date: 27 marzo 2021 Author: Lia Tommi

Istituita a Vienna nel 1962, il 27 marzo si celebra la Giornata mondiale del Teatro

Un teatro buio, un teatro vuoto, un teatro che soffre.

Un teatro che per non scomparire del tutto sopravvive con spettacoli online e ricordi di spettacoli , come quelli che vengono trasmessi oggi sui social per celebrare questa Giornata.

Ma il teatro vero è vita, relazione, reazioni, applausi, urla di dissenso, voci…

Ci manca, ci manca tanto, siamo disidratati, ci manca l’ acqua che ci inondava di emozioni indescrivibili e irripetibili.

Le migliaia di persone che ci lavorano, sul palco e dietro le quinte, sono allo stremo: VOGLIONO TORNARE A LAVORARE!

Questo rispettando le norme di sicurezza, a cui peraltro si erano già adeguati.

E allora parte il nostro urlo collettivo:

RIVOGLIAMO IL TEATRO!!!!

Pubblicato il libro LA STANZA DELLA POESIA, poesie di Lia Tommi – Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

https://alessandria.today/2020/05/14/pubblicato-il-libro-la-stanza-della-poesia-poesie-di-lia-tommi/

Sono entrata

nella stanza della Poesia.

Ho trovato

il mio mondo

di emozioni e sentimenti

ricordi perduti nel vento

lacrime e sorrisi

immagini della mia terra

luoghi a me cari.

Ho trovato

persone care

gli amici e i loro doni

tutto l’amore

che ho dato e ricevuto.

Ho trovato

colori e profumi

delle stagioni

e la magia del Natale

con il suo messaggio

di pace.

Ma soprattutto

ho trovato

parole mie

solo mie

che vengono

dai sensi

dagli occhi

dall’empatia

e sempre

e soltanto

dal mio cuore.

Nella poesia di Lia Tommi c’è tutta la sua sensibilità, il suo sguardo nell’ osservare e nello stare nel mondo. Ed ecco le emozioni legate alla natura, ai paesaggi, alle parti del giorno, alle stagioni, al mutare del cielo. Altre poesie evocano il mondo degli affetti, i sentimenti più intimi: l’amore e l’amicizia, le figure materna e paterna, senza trascurare la figura della donna, la giustizia sociale, la capacità di ascoltare la vita con grande coinvolgimento emotivo. È uno stile poetico spontaneo, delicato, ricco di immagini descrittive suggestive, spesso immerse nel sogno. Il sogno si pone come elemento portante e caratterizzante, che abbraccia tutta l’ esistenza, sostanza stessa del vivere.

Rosalia Tomasino, detta Lia Tommi, alessandrina, insegnante di scuola primaria, scrive poesie fin da giovanissima e ha partecipato a vari concorsi letterari, vincendo la prima edizione del micofestival poetico-letterario “Vi piace?” ad Alessandria e piazzandosi tra i finalisti della “Battaglia dei poeti” 2012 a Castellazzo Bormida e al concorso online “Neoriablog”.
Ha presentato l’edizione alessandrina del Poetry Slam 2012. È stata membro della giuria del concorso per racconti brevi “Monferrato Scriptori Festival ” 2013 , da cinque edizioni lo è del concorso letterario nazionale “Le donne si raccontano” , organizzato dalla Consulta Pari Opportunità del Comune di Alessandria e così pure è stata nella giuria della rassegna di cantautorato “ Nella mia ora di libertà “, nel 2018 , ad Acqui Terme. Attualmente scrive articoli di informazione e cultura sul media online “Alessandria Today” , ha contribuito con una poesia alla raccolta “ Soffi di poesia su Alessandria Today” e con un racconto all’ antologia “Piemontesi per sempre” di Edizioni della Sera.
Rappresentante UISP nella Consulta Pari Opportunità del Comune di Alessandria, da alcuni anni organizza eventi mirati alla parità e contro la violenza di genere.
Organizza altresì eventi letterari : presentazioni di libri, a cui partecipa anche come voce narrante, serate dialettali e di letture libere a tema.
Nella poesia di Lia Tommi c’è tutta la sua sensibilità, il suo sguardo nell’ osservare e nello stare nel mondo. Ed ecco le emozioni legate alla natura, ai paesaggi, alle parti del giorno, alle stagioni, al mutare del cielo. Altre poesie evocano il mondo degli affetti, i sentimenti più intimi: l’amore e l’amicizia, le figure materna e paterna, senza trascurare la figura della donna, la giustizia sociale, la capacità di ascoltare la vita con grande coinvolgimento emotivo. È uno stile poetico spontaneo, delicato, ricco di immagini descrittive suggestive, spesso immerse nel sogno. Il sogno si pone come elemento portante e caratterizzante, che abbraccia tutta l’ esistenza, sostanza stessa del vivere.